Radio Tarlo

sabato 18 marzo 2017

Outing

Oggi è di moda (e per me è anche giusto) fare outing su qualsiasi cosa. Essere sinceri è necessario e ci rende "trasparenti".
Perché quindi non ammettere passioni, debolezze, malattie o altro?
Anch'io ho qualcosa da confessare: torbidi segreti che probabilmente non interessano a nessuno, ma che è necessario rendere noti in un momento in cui, confessarsi al pubblico e uscire allo scoperto, diviene una forma di immagine sociale di una certa importanza.
Ispiro aria nei polmoni perché, a dire certe cose, occorre un gran coraggio.
Espiro l'aria ispirata per rilassare i muscoli ed eccomi pronto a fare "outing" e confessare:
Provo odio e rancore nei confronti del glutine e delle farine raffinate! 
Il glutine e le farine mi gonfiano fino a farmi star male, ma cosa più importante, mi impediscono di gustare piatti meravigliosi come tagliatelle, e pappardelle al cinghiale di cui sono abbastanza ghiotto. Vi confesso anche di essere attratto dal fritto e da altri piatti di pesce inseriti nel menù del Bagno Giada di Lido Adriano e che, ma ormai la cosa vi è chiara, sono un ghiottone.
In confidenza dichiaro altresì che vorrei dormire  e riposare molto di più e che la mancanza di sonno mi rende ansioso e nervoso. 
Nervosismo e ansia che mi trasmettono anche bollette e pagamenti tanto da rendermi silenzioso, cupo e sfiduciato nei confronti delle istituzioni.
Ecco: l'ho detto, ho fatto outing, mi sono confessato e ora mi sentirò meglio per i prossimi 17 secondi e mezzo. 
A proposito: a chi mi dirà che ho bisogno di una vacanza, rispondo: avete ragione: prometto che, se mi troverete uno sponsor, partirò immantinente per destinazioni ignote e misteriose.

venerdì 10 marzo 2017

Diario di un tarlo qualunque: Mors tua vite mea

Su un profilo facebook (naturalmente non farò nomi) si parla di "primo soccorso" una pratica a cui personalmente tengo molto: uno di quei corsi obbligatori che sono davvero utili ad un dipendente. Un tizio ritiene che per poter praticare il primo soccorso occorrerebbe, in pratica, "presentare un certificato medico onde evitare spiacevoli infezioni".
Per carità, rispetto l'idea balzana della persona in questione, ma "mors tua, vita mea". 
Se mi trovate a terra soccorretemi senza pietà, starnutitemi in faccia, contagiatemi con ciò che vi pare, ma per carità: se riuscite, salvatemi la vita. 
Giuro che mai vi denuncerò se, al mio risveglio, avrò il raffreddore. Soprattutto non vi chiederò certificati di sana e robusta costituzione!
Insomma: la vita di un essere umano, quando possibile, va salvata punto e basta. Credo nessuno di voi preferirebbe non essere soccorso (e di conseguenza rendere l'anima a mister satanasso) per il rischio di un qualsivoglia presunto contagio. 
Le cure mediche ormai ci permettono di sopravvivere decentemente a (quasi) qualunque cosa, quindi perché non farsi salvare la vita? 
Ah già da morti non si pagano tasse, direte voi. 
E invece no, anche da morti i vostri eredi dovranno pagare tasse e gabelle, quindi miei cari puristi dalle mani profumate di napisan, non venitemi a raccontare che per paura di essere contagiati da qualcosa, preferireste schiattare perché non vi credo.


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lunedì 6 marzo 2017

Diario di un tarlo qualunque: Il sogno...proibito

Si sa che ai sogni non si comanda e poi io non sogno quasi mai, ma questa notte è capitato ed ho sognato. Nel mio sogno ero in compagnia di due mie compagne di scuola e fin qui nulla di strano: nessuna legge infatti proibisce di sognare affascinanti compagne di classe, ma quel che è strano e anche un po' inquietante, è che noi si doveva indagare su un complicato caso di omicidio riguardante uno spettatore partecipante ad un concerto di Luigi Tenco. 
Ora è vero che i sogni infrangono i confini dello spazio e del tempo, ma perchè indagare su un fantomatico omicidio e perchè proprio ad un concerto di Tenco, il cui mistero della morte è ancora da chiarire. 
Non solo, ma nel sogno, l'improvvisato trio di investigatori, risultava adulto e, ai tempi della morte del cantautore e quindi anche del presunto spettatore del suo concerto, noi si era degli imberbi fanciullini che ancora erano al di la di comprendere i significati delle parole e dei disagi della vita. 
Se penso a questa cosa con un pensiero razionale, allora le domande, possono essere solo due: cosa c'era nei friarielli che ho mangiato ieri sera? 
La seconda domanda è: Siamo sicuri che i friarielli (o cime di rapa) possano essere considerati erbe legali, visti gli effetti collaterali?


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venerdì 3 marzo 2017

Diario di un tarlo qualunque: Passeggiate da incubo

Dopo alberghi e cucine, ho deciso di aprire un nuovo format televisivo che chiamerò "Passeggiate coi cani da incubo". Come potete immaginare, avere quattro cani da gestire in passeggiata, non è così facile come qualcuno potrebbe pensare.
Porto i cani al parco, chiudo il cancelletto di protezione, mi guardo attorno e non vedo nessuno. Come mi giro, si materializza, probabilmente grazie ad un teletrasporto visto che è arrivato esattamente dopo trentadue secondi e quindici millesimi, un malamuth con una zampa in meno accompagnato da un proprietario privo di un organo basilare quale può essere considerato il cervello. Il tipo, mamamuthdotato, si piazza proprio davanti al cancello. Ora: voi certamente sapete che i cani, separati da un cancello, sono soliti non giocare a scala quaranta. Risultato: concerto in Bau maggiore per quartetto di cani.
Il "cretiota", biascicando inutili scuse, non riusciva a spostare il suo massiccio cane, anche perché, il suddetto proprietario di gigante, era intento, mentre tentava di spostare inutilmente il suo cane, a pastrocchiare con il telefono e si sa che cane da cento chili (pur con una zampa in meno) e telefono, non vanno molto d'accordo.
Accade finalmente, una specie di miracolo e il tizio, riesce a spostare di ben dieci centimetri il cane dalla rete (Ne approfitta il quartetto per interrompere il concerto e per cagare l'inverosimile). Pochi secondi, dopodiché, un piccolo colpo di reni ed ecco che senza alcuno sforzo, il malamuth torna davanti alla rete per il
"Secondo tempo" della sinfonia.
Mi arrendo e carico, non senza fatica, i cani in macchina e rientro sconsolato verso casa. Parcheggio la macchina, controllo che non ci siano altri cani in giro, scendo e scarico la mercanzia pelosa. Anche qui il tipico ronzio del teletrasporto irrompe nel silenzio della mattina: appare per incanto, un vicino di casa con il suo cane. La mia bracca, scambiando il simpatico canino per un arrosto, riesce con l'abilità tipica del mago Houdini, a togliersi la pettorina e ad avventarsi sul suo succoso possibile pasto. Un urlo potente quanto quello del Dio del tuono blocca il tempo. Tutti si fermano: umani, cani e auto si immobilizzano consentendomi di raccattare la bracca e il resto del branco di delinquenti pelosi e, finalmente, tutto termina, fortunatamente, senza incidenti.
Ora, però, vado a farmi benedire!
(ps; non fatevi ingannare dalla dolcezza dei pelosi che vedete in foto: a volte un tifone fa meno danni)



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giovedì 2 marzo 2017

Diario di un tarlo qualunque: Sotto attacco

Oggi gira tutto intorno a me. No non è uno spot pubblicitario, ma una considerazione dovuta al fatto che sono stato "colpito" da un brutto attacco di cervicale. Il peggiore che ho avuto negli ultimi cinquant'anni. Vi prego, non canticchiate la canzoncina "giro giro tondo casca il mondo" o mi sentirò davvero male, anzi: citando un altro vecchio spot, vi dico: "fermate il mondo: voglio scendere".
Pensate (e questo denota la "gravità" del mio malessere) che a pranzo ho mangiato solo uno yogurt e una banana e che ancora non desidero mangiare nulla. Non accetterei nemmeno biscotti o una ciambella e dirò di più: rifiuterei anche qualsiasi tipo di cioccolato compreso quei cioccolatini rossi pieni di "scioglievolezza". Da bravo maschietto mi lamento della mia condizione fisica: la reputo quasi una punizione divina che si è abbattuta su di me privandomi di equilibrio, appetito e lasciandomi anche la testa dolente. Ora vi abbandono: non essendo abituato a sopportare malesseri, vado a scrivere le ultime volontà.

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lunedì 27 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Tra demonio e santità

Questo è l'inferno, ve lo dico io. Non ho dubbi su quanto affermo e, se si da un occhiata alle cerchie infernali, converrete con la teoria del sottoscritto. 
C'è il cerchio del limbo, che deve essere anche abbastanza divertente se non fosse che per passare si deve ballare piegando il più possibile la schiena all'indietro a ritmo incalzante di musica.
C'è quello dei lussuriosi, che non commenterò, ma che so essere un club parecchio frequentato, poi quello dei golosi di cui parlerò più avanti, quello degli avari (gestiti dalle banche). Esiste anche il girone degli iracondi e accidiosi, ambitissimo da un certo popolo che frequenta social network ed è ormai così pieno da sfociare nei gironi degli eretici e dei violenti. Non andrò oltre, ma se ci pensate tutti questi "gironi" fanno parte del nostro quotidiano vivere terreno. La consolazione? Al termine di questa vita suoneremo tutti l'arpa su una nuvoletta e berremo un caffè privo di controindicazioni tutte le volte che vorremo (in fondo saremo in paradiso e cavolo: elimineranno il nervosismo da caffeina no?).
Naturalmente io ambisco alla santità e contrariamente a quanto affermeranno i maligni che fingono di conoscermi, mi impegno e mi applico e sono quasi certo di essere sulla retta via, ma in questa vita infernale, ne sono quasi sicuro, faccio parte del girone dei golosi e credo anche di essere un buon caposquadra.
Comunque, vi stavo dicendo, al termine di questa vita infernale, ci aspetta un bel posto da orchestrali nell'alto dei cieli...
Salvo che non arrivi anche lì, una qualche "Fornero" e dia il via, visto il sovraffollamento di arpisti, al rito della reincarnazione.
Sarebbe una vera fregatura!



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mercoledì 22 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: La difficile e incredibile vita, di uno scrittore alle prime armi

L'ho già detto e scritto in passato: A chi mi consiglia (si, ogni tanto qualcuno si prende la briga di farlo davvero) di intraprendere la carriera di scrittore, rispondo che raccontare storie è un mestiere complicato e assai difficile. Innanzitutto occorre sapere bene dove mettere le "acca", evitare accuratamente di confondere le "c" con le "k" e avere confidenza con la grammatica italiana. Vi giuro che ho provato a chiederle l'amicizia e frequentarla, ma si è sempre negata e nemmeno mi degna di un saluto: la grammatica è un personaggetto un po' ostico.
Non solo: La vita di uno scrittore è fatta di sacrifici, di profondi momenti di meditazione, di studio dei particolari, di abnegazione e rispetto nei confronti della macchina da scrivere (o del computer). 
Intere giornate passate a incrociare trame e sotto trame, a far combaciare il numero di righe scritte al numero di "cartelle" commissionate (caspita, io nemmeno so quante righe compongano una cartella dattiloscritta e se anche un giorno dovessi saperlo: diavolo non sono un ragioniere, ma un apprendista "scrittore" coniugo parole non numeri). 
Una cosa che però potrebbe non dispiacermi, è vivere la vita "monastica" dello scrittore in cerca di una storia da raccontare. Un eremitaggio in luoghi più o meno solitari utili ad aprire la mente e lasciar spazio alla musa ispiratrice.
Mi piacerebbe, ho detto, ma so già come andrebbe a finire, per cui ecco a voi "l'immaginaria giornata tipo del neo scribacchino in cerca di avventure" inutile dirvi che, il neo scribacchino, verrà interpretato dal sottoscritto di "persona personalmente".
...
Mi trovo in montagna (o in qualsiasi altro magico e incantevole luogo che si adatti alla meditazione). In questi mesi, vivo lontano o quasi, dalle distrazioni del mondo civile. 
L'aria è pura, il cielo è terso, solo alcune nuvole, a forma di pecorelle, mi fan considerare l'idea di portarmi dietro l'ombrello, ma resto ottimista e comunque ho il cappuccio nel k-Way che indosso. Sono le dieci e mezzo del mattino. Praticamente per me è l'alba. Resto desto tutta la notte a scrivere il romanzo che l'editore Poverazzo mi ha commissionato. 
Lavoro duro e lascio spazio a ben poche distrazioni. 
Questo è l'eremo che porterà alla pubblicazione di quella storia che da tempo mi ronza nella testa.
Una sostanziosa colazione, porterà preziosi zuccheri e ossigeno al cervello. Decido di prenderla comoda e leggo il giornale, in fondo un uomo dedito alla scrittura, deve assolutamente essere informato sui fatti. 
Se, un domani, il mio romanzo avrà successo, le televisioni faranno a gara per avermi come opinionista e non posso certo farmi trovare impreparato. 
La lettura del quotidiano è quindi considerata "lavoro di informazione e dati" attività senza dubbio utile alla mia carriera.
Esco dal bar ed è mezzogiorno e mezzo. Giusto in orario per raggiungere il ristorante che, così gentilmente, il mio editore ha messo a mia disposizione. Qualche chiacchiera con la cameriera simpatica e carina, poi dritti alla camera d'albergo per iniziare seriamente a...giocare a "Candy Crush".
Si, perché uno scrittore deve avere la mente libera e giocosa o il libro, verrà fuori una schifezza.
Temo di aver giocato un po' troppo, si sta facendo pomeriggio inoltrato, ma ora apro immediatamente il file di word. 
Non è colpa mia se ho un computer lento, nell'attesa che il file richiesto appaia sullo schermo, do un occhiata al telefonino, naturale quindi che le mie attività vengano distratte da alcune notifiche di Facebook, di whatsapp, di Messenger, di telegram e chi più ne ha più ne metta.
Uno scrittore deve mantenere buoni rapporti con i suoi fan, per cui (nonostante il ritardo sulla tabella di marcia), decido di rispondere a tutti. Potrei rispondere in modo secco e conciso, ma finirei per essere scambiato per uno di quegli artisti che, quando arrivano alla fama, se la tirano.
Sorrido perché, parlare di "fama", mi ha messo fame ed effettivamente il tempo è volato è già ora di cena.
La luna, mai così piena, accoglie la mia uscita e mi tiene compagnia fino all'ingresso del ristorante. 
Mentre sorseggio un cognac a fine cena, osservo rapidamente l'orologio e mi accorgo di quanto rapidamente passino le ore. Proprio questa sera che mi ero ripromesso di premiare il mio impegno e guardare la puntata di Montalbano in TV...
Che sarà mai, lavorerò più a lungo questa notte. In fondo mancano solo trecentodiciotto pagine alla fine del romanzo, se mi metto di "sbuzzo" buono, entro quindici giorni potrei aver finito la prima stesura, giusto nei tempi stabiliti dall'editore. Guarderò quindi la puntata del telefilm, dedicata al commissario creato dal maestro Camilleri, poi mi metterò al lavoro.
O così almeno progetto, se non che, al termine della fiction, sento le palpebre pesanti. Chiudo giusto gli occhi cinque minuti giusto per dare sollievo alle pupille poi giuro...
Cavolo! Sono già le dieci e mezzo del mattino!
...
Ecco, questa la mia giornata tipo (moltiplicata per il resto dei miei giorni), se mai dovessi scrivere un romanzo o intraprendere la carriera dello scrittore. 
Uscirebbe un libro ogni cinquant'anni e credo che nessun editore sia disposto ad investire su un pigro del mio calibro. Lasciamo quindi che siano gli scrittori, quelli veri, a narrare storie e avventure, perché da me (per fortuna o purtroppo e per ora) avrete solo facezie da social.


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