Radio Tarlo

domenica 13 agosto 2017

Gli acquisti incauti

Gli uomini, va tu a sapere perché, sono attratti dalle televendite e dagli oggetti strani proposti nelle fiere o nelle feste di paese. Credo non esitano uomini che non siano rimasti affascinati dai coltelli di chef Tony, da frullaverdure mirabolanti o da fantomatiche proposte valide solo per le "prime venti telefonate".
Io li vedo, sbavanti, davanti a meravigliose centrifughe per insalata che non utilizzeranno mai, o davanti a miracolosi stracci per pulizia pavimenti (due per dieci euro) proposti nelle bancarelle dei nostri mercatini estivi.
Saggiamente, le mogli, trascinano i mariti lontano da quegli imbonitori capaci di vendere a chiunque anche un paio di calzini bucati e "puzzurri", ma io li vedo (perché in fondo sono uno di loro), delusi di non aver potuto concludere l'affare della vita.
Inutile mentire: noi uomini siamo così!
Non importa l'età, ma l'attrattiva verso "ordigni" atti a risolvere l'annoso problema del taglio delle lattine di birra congelate, ci affascina almeno quanto un gran premio di formula uno.
Io stesso ho i miei "feticci": i coltelli di chef Tony, che ahimè, non potrò acquistare perché mia moglie teme di dover raccogliere, per la cucina, un congruo numero di mie falangi, inoltre penso che pulire pozzanghere sanguinolente, tra l'altro, non sia di suo gusto.
Così, ora ho spostato la mia attenzione su un nuovo oggetto di cui non posso assolutamente fare a meno, ovvero: l'anguriello!
L'anguriello è un oggetto che non può mancare all'uomo amante dei cocomeri. Taglia perfettamente piccoli pezzetti di anguria senza che si debba, sporcare irrimediabmente la cucina, segando  pericolosamente enormi fette di questo zuccheroso frutto. 
Nonostante l'utilità, anguriello, non è (ancora) entrato nella mia cucina. Proprio mentre stavo per concludere l'acquisto, il "braccio violento della legge",  ha acchiappato  il colletto della mia polo, riportandomi, a suo dire, sulla retta via, ovvero: lontano da quelli che vengono misteriosamente considerati incauti acquisti. 
Ma una sera tornerò in quelle bancarelle e ci tornerò da solo, acquisterò il prodotto e lo nasconderò nel "cassetto degli impossibili", cancellerò dalla scatola le impronte digitali e mi dichiarerò stupefatto della comparsa di "anguriello" tra gli utensili di cucina. Si perché potrò anche rinunciare ai coltelli di chef Tony, ma ad un cocomero tagliato perfettamente no, a quello non posso rinunciare.

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sabato 12 agosto 2017

I tempi delle caverne

Ma quanto erano belli i tempi in cui l'uomo viveva nelle caverne? Niente tasse, niente luce, gas, acqua, telefono e abbonamento TV, un fuoco a scaldare l'ambiente e una clava per la sicurezza personale. Poi a qualcuno venne in mente che, le caverne, erano posti poco pratici per vivere e si passò all'utilizzo di palafitte per aver l'uso dell'acqua disponibile. Gran cene di pesce ogni giorno, ma troppa umidità e così, qualche altro genio, pensò di costruire capanne nell'entroterra, portando acqua tramite canali e costruendo sentieri su cui trasportare merci e, con l'era del baratto, iniziò la nostra fine.
Iniziammo a dover barattare qualcosa per ottenere servizi o per poter mangiare e già l'avidità umana iniziava a fare il suo corso.
Anni di continui mutamenti che portarono all'invenzione del danaro e delle tasse. Da allora, l'homo simplex, paga qualunque cosa... compreso i danni fatti da altri. 
Se ad esempio un costruttore costruisce dei balconi con materiale di serie "b", il balcone avrà mille problemi, ma la responsabilità andrà attribuita a chi ha consegnato il cemento, la calce, la sabbia e così via.
Il costruttore non ha responsabilità perché, poverino, è fallito con tutta l'azienda e ora vive indisturbato in una bellissima casa all'estero e alla fine dei conti, la riparazione, spetta all'homo simplex che si è fatto turlupinare acquistando quella magione. 
Insomma, ho quasi voglia di traslocare in una grotta: niente spese condominiali, niente ristrutturazioni.
Certo: ogni tanto dovrò combattere contro qualche orso per tenermi i miei privilegi di proprietario di grotta, ma sempre meglio che dover sborsare ogni giorno cifre allucinanti per quelle quattro mura chiamate "prima casa".
A proposito di spese: chissà se su Amazon vendono una clava...


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Una telefonata? Allunga la vita

Non sono un uomo poco tecnologico anzi, apprezzo la tecnologia e i vantaggi che essa, almeno teoricamente, porta all'essere umano.
Solo che ho alcune difficoltà a rapportarmi con i "messaggi vocali".
Capita, talvolta, che una conversazione a messaggi di testo, si prolunghi e che ci sia la necessità di approfondire un qualche concetto. A quel punto, la mia logica personale prevede di prendere in mano il telefono e confrontarmi direttamente con la persona con cui sto dialogando.
Ora invece vanno di moda i "messaggi vocali" che io vivo come una sorta di male assoluto.
Messaggi vocali che a volte si prolungano fino a diventare veri e propri monologhi che, ve lo garantisco, possono arrivare a sette o otto minuti.
Ho provato a farmeli "piacere", ho provato anche ad adattarmi a questa moda e rispondere vocalmente qualche volta... con insoddisfazione comune di chi poi riceve la mia "voce" in risposta.
Si, perché dal mio tono di voce si capisce benissimo che, oltre all'orticaria, il messaggino vocale mi ha creato anche attacchi di pellagra e di gotta per cui le mie impacciate risposte audio suonano spesso così: "ah, ok. Magari ci sentiamo dopo".
Durante un messaggio vocale, non puoi interloquire, rispondere, interrompere o mugugnare in segno di assenso o negazione, insomma: il messaggio audio mi limita di quella che considero "libertà di contraddittorio o dialogo".
Quindi non vogliatemi male se, ad un vostro messaggio vocale di dieci minuti, rispondo con un singolo "ok".
Un vecchio spot televisivo, interpretato da Massimo Lopez, recitava "una telefonata allunga la vita", a me il messaggio vocale la accorcia, mi mette ansia e mi fa salire la pressione. Per cui: telefonatemi, oltre a farmi piacere ed allungarmi la vita, potremo chiarire meglio concetti e dialoghi simpatici.
Scusate quindi la mia arteriosclerosi galoppante che, ancora una volta, cercherò di far passare per "orsaggine".

                                     

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venerdì 11 agosto 2017

nuova testata

Piccoli aggiornamenti grafici per questo vecchio blog.
Per la nuova testata devo assolutamente ringraziare Annalisa "Maya" Bianchi che, tra le altre cose, spesso colora anche le strisce a fumetti pubblicate su www.danieletarlazzi.net ed è co-autrice, sempre assieme al sottoscritto, di alcune storielle di Darla Artrosia Peraphs.


mercoledì 9 agosto 2017

La confessione

"Padre mi perdoni perché ho peccato"
"In cosa figliolo? Hai forse fornicato?"
"No, padre ho mangiato come un baghino: costa, pancetta, salsiccia, pomodori, caponata, hummus di ceci, salame al cioccolato, ciambellone alla ricotta e un dolce, dal nome assai difficile da pronunciare, ma che aveva tre strati di squisito cioccolato"
"Figliolo, ma questi son gravissimi peccati di gola! C'è altro? Hai per caso desiderato la donna d'altri o hai commesso atti impuri?"
"No, ma ho addentato due fette di cocomero"
"Figlio mio! Ma ti sei almeno pentito per ciò che hai commesso?"
"Commesso? No, ho mangiato anche quello"
"..."



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martedì 8 agosto 2017

Lo strascicatore (Racconti da spiaggia parte terza)

Oggi, in spiaggia, sembra di essere sulla A14 in orario di punta. La cosa non può che farmi piacere per gli imprenditori che si occupano di turismo. Io, che certe volte sono più orso, mi isolerò e (salvo sorprese) eviterò di raccontare ciò che accade sulla battigia. Come mai? Beh e se qualcuno riconoscendosi nelle frasi riportate nei miei post, iniziasse a guardarmi torvo e iniziasse a scavare una fossa due metri per due per far sparire un corpo baffuto? 
D'accordo, avete ragione: probabilmente leggo troppo gialli e non corro nessun pericolo per cui ora vi narrerò del mio vicino di ombrellone che strascica i piedi nella sabbia sollevandone alcuni quintali...
Si? 
Cosa dice?
Ma no, non sto parlando di lei.
Auch! Ahia

I letori scusassero se per cualche giorni il proprietario di kuesto celulare non scrivesse sul suo profilo, ma ci ho spezzato le ditine kosi imphara a pigliarmi p'o kulo.
Firmato lo strascicatore di piedi


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lunedì 7 agosto 2017

Racconti da spiaggia parte seconda

Sciabordio dell'acqua, i tormentoni musicali che escono dalle casse dello stabilimento balneare e bambini che corrono sulla spiaggia sollevando nuvole di sabbia. I bambini più pestiferi, chissà perché, si chiamano sempre Matteo, Mattia o Nicola.
L'ultimo nome mi evoca qualche ricordo: un bambino di origine francese di nome Nicolà (con l'accento sulla a) che, tanto tanto tempo fa, passava le sue vacanze scolastiche sulle spiaggie romagnole. Era un bambino super iper attivo (non che a quell'età io fossi un esempio di educazione britannica, ma probabilmente ero obbligato ad una maggiore obbedienza)che non trovava mai pace: ora saltava su un pedalò, ora faceva lo slalom tra gli ombrelloni, ora si tuffava in acqua e poi si rotolava nella sabbia per poi tuffarsi nuovamente e ammirare le limpide acque che si intorbidivano.
Nicolà era il classico esempio di bambino giocoso è felice.
Quando era obbligato, per evitare congestioni post pasto, a restare vicino all'ombrellone dei genitori, il piccolo era solito scavare buche profondissime sollevando metri cubi di sabbia attorno a se.
Ancora ricordo la voce del mio baffuto zio che bonariamente riusciva a calmare la piccola peste, parlando un miscuglio tra francese e dialetto romagnolo: "Nicolà tu n'ha da tiré pas il sabbiòn sot mon ombrellòn che sennò um si zira i maròn". A quelle parole il piccolo Si fermava per un decimo di secondo, poi ripartiva felice con le sue impetuose costruzioni.
Oggi forse i francesi non frequentano più le nostre spiagge, ma i bambini continuano a fare il loro mestiere, a costruire, inventare, creare piste nella sabbia indipendentemente dalla loro nazionalità e dal loro colore della pelle. Perché, almeno in questo, i bambini sono migliori di noi e sanno trovare un punto di incontro anche quando parlano lingue diverse.
Di una cosa però sono convinto. Mio zio aveva inventato "l'esperanto" perfetto perché (provateci e vedrete se dico il falso), nel mischiare dialetto romagnolo e lingua francese, riesci a farti capire in ogni parte del mondo.


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